Ansia, depressione e memoria

Le perfomance del nostro cervello sono legate allo stato dell’umore, all’ansia, alla qualità del sonno e non in ultimo all’età. E’ riportato che depressione e ansia diminuiscano le funzioni cognitive (Austin et al,2001), soprattutto per quanto riguarda la memoria verbale e spaziale (Burt et al., 1995), ma in pazienti depressi o ansiosi non sono rari deficit nell’abilità psicomotoria, deficit di attenzione e rallentamenti nei riflessi.

Anche i disturbi del sonno, spesso legati a stati ansiosi, riducono le funzioni cognitive e i tempi di risposta, e, se prolungati, possono portare a stati depressivi. Un’eccessiva ansia riduce le nostre prestazioni sia fisiche che mentali, rallentando i riflessi e aumentando la possibilità di errori decisionali e/o operativi anche su attività per le quali sussiste un elevato grado di preparazione.

Questo stato risulta evidente dagli studi sull’ansia nello sport. Mentre un giusto livello di ansia è funzionale a far ottenere all’atleta la massima concentrazione al fine ottenere il massimo risultato, un eccesso di ansia lo blocca, facendogli ottenere risultati anche notevolmente inferiori a quelli delle sue possibilità in base al suo allenamento.

Se nello sport è importante controllare l’ansia per vincere una gara, in alcune tipologie lavorative la riduzione delle funzioni cognitive e soprattutto un rallentamento nei riflessi può portare a situazioni di pericolo e/o ad incidenti. Non dobbiamo dimenticare l’origine ontogenetica dell’ansia come una nostra risposta agli stimoli ambientali utile per permetterci di controllare la paura e operare il più velocemente possibile la scelta tra combattere o scappare, scelta importante per la sopravvivenza di tutte le specie animali sulla Terra.

Una serie di complesse reazioni sono attivate quando un individuo è sottoposto a stress fisici o mentali, con lo scopo di impedire la progressione della malattia. Interventi tempestivi o, meglio ancora, preventivi sulla depressione e sull’ansia sono importanti per il mantenimento delle funzioni cognitive.

La vulnerabilità allo stress è stata valutata tramite un questionario, POMS (McNair et al.,1971; Wald & Mellenbergh, 1990) che prevede la valutazione di 5 aspetti dell’umore: la
rabbia, la depressione, l’affaticamento, la tensione e il vigore.

Questo studio mostra che trattare le emozioni che inducono all’ansia e alla depressione migliora la memoria visiva astratta sia nei soggetti vulnerabili allo stress che in quelli non predisposti. Nessun effetto viene riportato sulle capacità di pianificare soluzioni efficaci tese alle risoluzioni di un compito, misurata mediante il test della Torre di Londra (Shallice and MmcCarthy, 1982) consistente in dover riposizionare delle palle forate di 3 colori diverse poste su 3 assi verticali al fine di ottenere una configurazione mostrata. Il test si compone di 12 prove con numero di mosse necessarie crescenti.

A scopo preventivo risulta importante migliorare il sonno. La serotonina cerebrale risulta responsabile della regolazione del sonno e nei processi cognitivi.

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Data pubblicazione: 05/04/2017

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