I dietisti possono aiutare ad avere un intestino in salute

30/01/2019

Un terzo della popolazione in generale soffre di sintomi correlati a disturbi intestinali come: gonfiore, flatulenza, vomito, diarrea, stipsi, costipazione, intolleranze alimentari, dolori intestinali. Molto spesso questi disturbi sono presenti in assenza di malattia gastrointestinale.
La ricerca recente ha stabilito un notevole coinvolgimento del microbiota ( insieme di microorganismi, che convivono in simbiosi con l’organismo umano senza danneggiarlo) intestinale in molte funzioni metaboliche dell’organismo umano. Infatti l’intestino è come una finestra aperta verso il mondo esterno, inizia dalla bocca e termina con l’ano, permette la digestione effettiva, e l’assorbimento delle sostanze nutritive del cibo, proteggendo contemporaneamente dalla contaminazione esterna.


Cosa possono fare i dietisti per sostenere la salute intestinale?

I dietisti sono i professionisti con più competenza per promuovere la salute intestinale.

Ormai la scienza ha accettato il paradigma per il quale l’intestino gioca un ruolo significativo per tutta la salute, sia fisica che mentale. Ed ecco perché la salute dell’intestino è prioritaria per i dietisti europei ed era nell’agenda della Conferenza dell’EFAD (Federazione Europea delle Associazioni dei Dietisti) tenutasi a Rotterdam il 28 e 29 settembre 2018.

Infatti nell’ambito di questa Conferenza l’ESDN (European Specialist Dietetic Network), che mira a sostenere i dietisti nell'implementazione basata sull'evidenza pratica in relazione alla salute gastrointestinale ha ospitato una sessione scientifica sulla salute dell'intestino, evidenziando come i dietisti, esperti di cibo, nutrizione e counseling nutrizionale, possano avere un importante ruolo come ambasciatori della salute dell’intestino.

Il microbiota intestinale di ogni persona è specifico, sebbene in media un terzo sia comune alla maggior parte delle persone ed è composto di oltre 100.000 miliardi di microorganismi, che vivono ed interagiscono con il corpo ospite, lavorando in simbiosi con esso (eubiosi) o contro di esso (disbosi). Infatti quando il microbiota intestinale non è più in relazione vantaggiosa con il corpo ospite si verificano alterazioni, che pur non essendo patologie compromettono la sensazione di benessere della persona. La ricchezza del microbiota è generalmente considerata un indicatore di salute ed il suo peso può raggiungere 2 chilogrammi.

Fattori che possono compromettere il buon funzionamento intestinale con conseguenze per la salute possono essere: l’invecchiamento, stili di vita scorretti come ad esempio dieta squilibrata, parto cesareo e abuso di antibiotici, fattori documentati che hanno un impatto negativo sul microbiota intestinale. Altri fattori esterni come lo stress psicologico, l'attività fisica ridotta, l'igiene eccessiva, l'ambiente, la temperatura e il jet-lag possono contribuire agli squilibri nell'intestino con conseguente impatto sulla salute.

Un ecosistema di microbiota sano ed equilibrato può adattarsi ai cambiamenti ed essere resistente allo stress. Tuttavia, il microbiota intestinale è fragile. In situazioni specifiche esso perde il suo carattere simbiotico e diventa meno benefico. Una disbiosi può essere associata a malattie croniche non trasmissibili come il diabete, l'obesità, le allergie, le malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Una dieta varia, che include cibo con probiotici e / o prebiotici aiuta l'intestino e il suo microbiota a funzionare correttamente

Una dieta diversificata è la prima medicina, è un approccio primario, che influenza l'intestino e il suo microbiota positivamente. Studi recenti hanno dimostrato che i moderni stili di vita e le diete errate si traducono in un microbiota intestinale meno ricco e diversificato rispetto al passato. Le abitudini alimentari influenzano il microbiota notevolmente e per questo la buona alimentazione è così importante.

Gli alimenti con prebiotici, probiotici, alimenti fermentati con batteri vivi possono aiutare a mantenere l'equilibrio del microbiota intestinale e la sua resilienza; il cibo e la nutrizione sono un "approccio di prima linea" dei dietisti per gestire la salute intestinale.

L'attuale consenso è che i probiotici sono più efficaci in condizioni correlate al tratto digestivo e al sistema immunitario. Basandosi sulla qualità delle prove, diverse organizzazioni mediche e scientifiche raccomandano l'uso dei probiotici nelle loro linee guida basate sull'evidenza.

I prebiotici sono substrati che vengono selettivamente utilizzati dai microrganismi ospiti, provocando un effetto benefico e sono rappresentati dalla maggior parte delle fibre dietetiche dei vegetali: legumi, verdura, cereali, frutta.

(Definizione ISAPP, 2017).

I probiotici sono microrganismi vivi che, quando somministrati in quantità adeguate, portano un beneficio per la salute dell'ospite.

(Rif: FAO / WHO (2001) e aggiornato da ISAPP nel 2014).

Il cibo fermentato è una sostanza alimentare trasformata attraverso la fermentazione da parte di microrganismi: batteri, lieviti e muffe

I dietisti sono fondamentali per tradurre la scienza nella pratica quotidiana e migliorare la dieta e lo stile di vita delle persone.

In particolare, gli ostacoli al cambiamento dei pazienti dovrebbero essere affrontati attraverso il dialogo con il dietista, per far sì che gli stessi pazienti si impegnino a creare un investimento personale nella modifica dell’ alimentazione.

Importante sarà avere una diagnosi certa di assenza di patologie intestinali per le quali comunque necessita una corretta alimentazione.


Dott.ssa Gabriella Pasini, specialista in Dietistica

Linee guida

•Organizzazione mondiale per la gastroenterologia (WGO)

•Diet and Gut (aprile 2018)

•Società europea per la gastroenterologia delle cure primarie (ESPCG)

•Revisione sistematica: probiotici nella gestione del basso tratto gastrointestinale

sintomi - un consenso internazionale basato sull'evidenza aggiornato (Hungin APS et al., Alimentary Pharmacology & Therapeutics, 2018)

•Guida pratica di riferimento: Probiotici nella gestione del GI inferiore

sintomi nella pratica clinica (saranno aggiornati entro la fine dell'anno)



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